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Una speranza per
l’Europa
Sabato sera, 28 Giugno 2003, Giovanni Paolo
II firmava l’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa”.
Si tratta di un documento che cade nel solco
di una irrisolta polemica che vede la realtà
dell’Europa, quale va delineandosi negli ultimi decenni, molto lontana dal
proposito di quegli uomini che, senza dubbio, possiamo considerare i Padri
Fondatori dell’Europa Unita, Konrad Adenauer, Robert Schuman e Alcide de
Gasperi, che nei primi anni ’50, mentre come statisti lavoravano per
ricostruire l’Europa, uscita dalla seconda guerra mondiale, elaboravano un
trattato per la creazione di una Comunità Politica Europea.
Le Poste Italiane nel 1971 dedicarono un francobollo di L. 50 che
raffigura di profilo i tre statisti e celebra il ventesimo anniversario
della Comunità Europea per il carbone e l’acciaio.
Questi uomini erano accomunati da ideali di
libertà e da un profondo rispetto per la persona umana nell’integralità
dei suoi valori.
Adenauer si era nascosto in una cella
dell’abbazia benedettina di Maria Laach per sfuggire ai Nazisti, e De
Gasperi si era nascosto in Vaticano per sfuggire ai Fascisti.
In un giornale di Treviri “Trierische
Landeszeitung” si legge di un colloquio avvenuto il 22 settembre 1952 tra
De Gasperi e Adenauer, fuori Bonn in una località lungo la Mosella, Beil
Stein.
Si legge in quel giornale “In quel giorno si
è fatta politica ad alto livello, a Beilstein, perché fu posta la pietra
fondamentale per l’odierna Unione Europea”.
Le consultazioni tra questi uomini erano
tutte rivolte al futuro ed erano intrise di quei valori umani,
universalmente invocati dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, ed
erano alimentati dalla loro Fede Cristiana.
Questi furono tre grandi statisti che tanto
si adoperarono per trasformare la sconfitta post bellica in rinascita
spirituale e materiale dei popoli cui appartenevano.
Oggi l’Europa della moneta unica e degli
affari sembra voler dimenticare di proposito la propria origine, che è poi
la propria identità.
Ciò che per i tre statisti e per chiunque
avesse consapevolezza delle radici della propria cultura e della propria
storia era ovvio, oggi non sembra esserlo più.
Una strana perdita della memoria
(patologica?) fa dimenticare ai protagonisti dell’attuale Unione Europea,
che predilige mete solo economiche ed efficientistiche di tipo materiale,
che l’Europa affonda nel patrimonio della cultura classica, greca e
romana, e di quella giudeo – cristiana e che si è delineata nella realtà
dei popoli che giungono fino alla nostra modernità proprio durante la
gestazione, quasi millenaria, del Medioevo.
Quando crollava l’Impero Romano, sotto i
colpi dei popoli barbarici del Nord – Europa, fu proprio il Cristianesimo
a garantire la continuità dei valori del mondo antico, conservando la
lingua latina e i codici di quell’antica cultura greco – romana che ha
fatto si che l’Europa conservasse i livelli di civiltà già raggiunti
universalizzandoli per la forza intrinseca della nuova spiritualità
cristiana.
I Cristiani agirono all’interno delle
società romano – barbariche non solo annunciando il Cristianesimo, ma
adoperandosi perché la conoscenza della lingua latina, del diritto, delle
tecniche costruttive e produttive non venissero annullate dall’urto
potente di civiltà militarmente vincenti, ma ancora arretrate sotto il
profilo delle conoscenze umane e dei sistemi organizzativi delle società.
In altri termini non sarebbe mai esistita
un’ Europa quale noi la conosciamo se non ci fosse stato il Cristianesimo.
Le radici cristiane dell’Europa non
rappresentano solo un realistico fondamento storico, ma contengono
un’indubbia potenzialità etica di cui oggi gli uomini dell’Europa hanno
urgentemente bisogno.
L’impoverita concezione della religione che
ispira il diniego di riconoscere nella Carta Costituzionale le radici
cristiane, è un retaggio della modernità illuministica che ha contrapposto
in maniera manichea il codice simbolico della religione a quello
dell’attuale concezione della democrazia, per l’intolleranza di quello che
nella religione supera i limiti del razionalismo.
Ma rilegare la religione nel privatistico è
proprio la grave povertà dell’attuale società europea.
E’ la persona umana a risultare impoverita,
eclissato l’orizzonte religioso, la società diventa disumana, cade la
tensione verso gli ideali e cade la stessa speranza.
Questi aspetti cedono il posto ad una
prospettiva di mercato economico globalizzato, spersonalizzando
l’esistenza di quelle risorse spirituali che tanto possono incidere sulla
qualità della vita quotidiana degli uomini.
Riconoscere le radici cristiane dell’Europa
può diventare auspicio di una nuova rilevanza come qualificazione
spirituale di un progetto di civilizzazione che si vuole opporre alla
crescente disumanizzazione della vita sociale, economica e culturale per
dare così vita ad un umanesimo in cui il rispetto dei diritti, la
solidarietà, la creatività permettano ad ogni uomo di realizzare le sue
più nobili ispirazioni.
Il cuore della recente esortazione
apostolica di Giovanni Paolo II, è proprio questo: l’Europa ha bisogno del
Vangelo.
Ormai in varie parti c’è oggi necessità di
un primo annuncio, anche nei confronti di chi è battezzato e non conosce
il Cristianesimo.
I Cristiani per annunciare il Vangelo sono
chiamati ad avere una fede che consenta loro di confrontarsi con l’attuale
cultura, resistendo alle sue seduzioni.
Occorre evangelizzare la vita sociale, la
cultura; occorre mostrare che anche oggi in questa Europa è possibile
vivere in pienezza il Vangelo come itinerario che dà senso all’esistenza.
Il Vangelo è il libro per l’Europa di oggi e
di sempre, se accogliamo nella nostra vita questo libro saremo colmi di
speranza e capaci di comunicarla ad ogni uomo e ad ogni donna che
incontriamo nel nostro cammino.
Nella vita dell’uomo contemporaneo spesso
scorgiamo un’apatia che è sperimentata in potenza di fronte al male che
sovrasta; una delle radici della rassegnazione che assale molti del nostro
continente va ricercata nell’atteggiamento di base di chiusura verso la
trascendenza di Dio, a cui viene sostituita la ricerca consumistica e la
caduta in antiche e nuove idolatrie.
L’uomo assetato di risposte liberanti dalla
cappa di un’atmosfera sempre meno salubre, deve vincere l’incapacità di
riconoscersi peccatore, deve perciò lasciarsi perdonare.
Deve riconoscere la salvezza di Cristo
dissetandosi a quei canali della salvezza, della Grazia, che sono i
Sacramenti della Chiesa.
Il Papa esorta a fare esperienza visibile di
Dio che non abbandona nessuno, cerca, cioè, di dare all’uomo smarrito di
questa Vecchia Europa, ragioni vere per continuare a sperare.
Rosa Gangemi
Giarre 25 Luglio 2003
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