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Cos’è il
Liberty
Uno stile
architettonico ampiamente documentato che comprende l’area urbana di Giarre
e Riposto è il Liberty: uno stile proveniente dal nord Europa, in
particolare dall’Inghilterra.
Il termine
“Liberty” deriva dal nome del commerciante inglese A. L. Liberty,
proprietario a Londra di magazzini per la vendita di prodotti
dell’artigianato orientale.
Fenomeno
tipicamente urbano connotato da una volontà totalizzante di penetrare e
riformare costumi e tipologie dell’abitare.
Scrive
Henry Van de Velde, vero teorico ed appassionato divulgatore del movimento:
“La linea è una forza che agisce in modo simile alle forze naturali
elementari: più linee forza poste in reciproca presenza, agendo in senso
contrario nelle stesse condizioni, provocano gli stessi risultati delle
forze naturali in reciproca opposizione”.
In questo
dichiarato principio di azione – reazione si colloca quel gusto sinuoso del
“tratto” cosiddetto “colpo di frusta” conosciuto in tutta l’arte Noveau.
Nel liberty
motivi concavo – convessi, serpentinati e linee dinamiche convivono accanto
alle logiche della rigidità geometrica.
Il Liberty a
Giarre
Fu grazie
all’Architetto Paolo Lanzerotti, intenzionato a reinventare un’edilizia
creativa e fantasiosa, che il Liberty si affermò a Giarre. Nel patrimonio
architettonico giarrese, formatosi intorno al XIX secolo, maestri artigiani
esperti nella lavorazione del ferro battuto e dell’intaglio della pietra
bianca applicarono il liberty, grazie ad una committenza borghese.
Altro
aspetto caratterizzante del Liberty a Giarre furono i dipinti dei soffitti
interni. Sono infatti numerose le abitazioni che tutt’oggi conservano
meravigliose decorazioni a “spolvero” o a
“tavolozza”, con motivi floreali,
delicate figure femminili e colombe e angeli nelle camere da letto.

Di preziosa
fattura troviamo elementi decorativi in legno, vetrate dipinte, bassorilievi
realizzati sulla pietra bianca sempre con motivi floreali.
Nella foto a lato possiamo
osservare un esempio di bassorilievo conservato ancora in buono stato in uno
dei soffitti della casa del Sig. Marano a Giarre.
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