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Un’esperienza,
quella dell’educazione degli adulti, che ha bisogno, a
parere del CNPI, di
essere
riorganizzata, ma soprattutto di essere potenziata per
colmare i ritardi di un paese
a rischio alfabetico
elevato (analfabetismo funzionale 2.000.000 fra i 46 e i 65
anni; 52,3%
di diplomati tra i
25 e i 64 anni; il 19, 3% dei giovani tra 18 e 24 anni privo
di diploma e
qualifica e fuori da
ogni circuito formativo), cui si aggiungono le difficoltà di
inserimento e
di integrazione di
un numero sempre maggiore di migranti, che ormai vivono
stabilmente
nel nostro paese.
Nel merito
Lo Schema di
regolamento concentra opportunamente l’attenzione
esclusivamente su una
“offerta formativa
finalizzata al conseguimento di titoli di studio e di
certificazioni riferiti al
primo e secondo
ciclo di istruzione ai percorsi degli istituti tecnici,
degli istituti professionali
e dei licei
artistici”.
Una prospettiva e
una necessità imposte, a parere del CNPI, dall’esigenza di
garantire l’acquisizione di competenze culturali e una
effettiva integrazione a tutti coloro che ne
fruiranno.
Di contro il CNPI
sottolinea l’opportunità che non siano cancellate, perché
rispondenti a
bisogni formativi
funzionali, le esperienze concretamente realizzate nei corsi
finalizzati a
dare risposte di
alfabetizzazione nei CTP, nelle sedi carcerarie , quali ad
esempio i corsi di
lingua, informatica
etc. destinati ad adulti, anche migranti, già in possesso di
titolo di
studio, che
necessitano di formazione linguistica o di acquisire
competenze digitali.
Una esperienza
ampiamente monitorata in importanti indagini osservative ed
analisi
economiche che se
ridimensionata andrebbe, a parere del CNPI, dispersa con
grave
danno per le persone
che ne fruiscono e per coloro che lavorano da molti anni in
questo
delicato settore.
Consentire l’accesso
all’istruzione di parti più consistenti di popolazione
adulta, in
particolare quella
con bassi livelli di istruzione e qualificazione, rimane, a
parere del CNPI,
un obiettivo da
perseguire, soprattutto nell’attuale situazione di crisi
economica e
finanziaria.
Il CNPI, pertanto,
nell’auspicare la rapida approvazione di una legge che possa
affrontare
complessivamente i
temi dell’apprendimento permanente (formale, non formale,
informale), osserva
che le scelte prospettate nello Schema di regolamento
appaiono
fortemente
condizionate dagli obiettivi di contenimento della spesa
(legge 133/08), con un
impatto devastante
su quanto concretamente si è avviato e realizzato nei
territori per
iniziativa delle
scuole, delle Regioni, degli Enti locali.
Nel merito, il CNPI,
pur valutando positivamente il conferimento dell’autonomia
al Centro
previsto “di norma”
per ciascuna provincia, osserva che la sua costituzione è
fortemente
condizionata dai
criteri e dai parametri di dimensionamento (dPR n. 81/09)
delle istituzioni
scolastiche,
compromessa nel funzionamento da risorse professionali
ridotte, dalle
dimensioni e dalle
caratteristiche del territorio provinciale.
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La stessa
articolazione in reti territoriali di servizio, pur coerente
con l’esigenza di garantire
un’offerta formativa
più organica e di consentire la programmazione formativa sul
territorio,
rischia di
precludere le potenzialità ascrivibili a una istituzione
scolastica autonoma,
laddove le
caratteristiche territoriali non consentissero all’utenza e
alle professionalità di
scuola quegli
standard di funzionamento necessari per la realizzazione
delle attività
programmate. Sarebbe
compromessa anche la qualità della proposta.
Tali considerazioni
spingono il CNPI a proporre in questa fase, più che una
ridefinizione
così radicale,
l’adozione di misure di sostegno all’innovazione in questo
settore,
ricalibrando la
domanda e l’offerta di istruzione per gli adulti e
perseguendo alcuni obiettivi
irrinunciabili,
ovvero quelli finalizzati a potenziare il processo di
autonomia dei singoli
Centri, con una
particolare predilezione per quelli ascrivibili a un sistema
di governance, di
accompagnamento e
sostegno delle reti territoriali e delle professionalità di
scuola
(disponibilità di
mediatori culturali, organizzazione di attività di
formazione in servizio…).
Riguardo all’utenza
dei Centri prefigurata nello Schema di regolamento, il CNPI
osserva
che occorre
garantire un titolo di studio ai sedicenni che non ne sono
in possesso o non
hanno assolto
l’obbligo di istruzione.
Quindi non appare
coerente la proposta di un percorso ridotto non pensato per
gli
adolescenti.
Abbandoni, insuccesso scolastico, dispersione non trovano
soluzioni in tali
percorsi.
Riguardo all’assetto
didattico, il CNPI sottolinea l’esigenza, già manifestata in
sede di
parere sugli schemi
di regolamento del primo e secondo ciclo di una più puntuale
attenzione al
processo di ridefinizione delle indicazioni culturali
(curricoli e competenze,
discipline …), tanto
più utili in questa prospettiva che dovrà essere
necessariamente
flessibile e
modulare.
L’esclusione dei
corsi brevi e modulari dall’operazione di riordino non
appare una strategia
condivisibile nel
breve periodo sia perché penalizza le occasioni che gli
attuali CTP hanno
perseguito in questi
anni per dare risposte (anche brevi) a bisogni formativi di
cittadini
italiani
appartenenti alle fasce sociali più deboli, ivi compresi i
migranti, sia perché
l’operazione di
ridefinizione prevista si muove in assenza di una legge
quadro che
ridefinisca
complessivamente tutte le opportunità di istruzione e
formazione comprese
nella formazione
lungo tutto l’arco della vita (formale, informale, non
formale).
Lo Schema di
regolamento si limita a precisare i livelli (I e II)
articolati in periodi didattici
assumendo un quadro
di conoscenze, abilità e competenze non ancora note in via
definitiva, stante
il processo di essenzializzazione delle
Indicazioni/armonizzazione dei
curricoli con
riferimento al primo ciclo e la riscrittura degli obiettivi
di apprendimento con
riferimento ai nuovi
assetti che emergeranno dai regolamenti del II ciclo, una
situazione
che condiziona
inevitabilmente anche il tempo scuola e le modalità
utilizzate
nell’articolazione
delle proposte formative previste.
Anche le innovazioni
introdotte (“diploma in tre anni”, “didattica breve” e “a
distanza”,
flessibilità
dell’offerta, certificazione e riconoscimento dei crediti
formativi comunque
acquisiti) sembrano
pregiudicare l’esito di una scelta che, invece, è vissuta e
praticata dai
fruitori come una
vera e propria seconda chance che può rispondere ai bisogni
di
alfabetizzazione
culturale di un’utenza adulta.
Va riconosciuta la
specificità di una proposta formativa destinata “ad adulti”
che sappia
corrispondere alle
esigenze di chi ne fruisce, sostenuta adeguatamente da
misure a
sostegno di coloro
(insegnanti e dirigenti) che lavorano in questo settore,
iniziative
necessarie per far
fronte alla complessità della domanda formativa e alle
molteplici
necessità di
sviluppo in questo ambito.
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Le indagini
osservative sulla popolazione adulta hanno più volte
evidenziato ragioni e
problemi specifici
di questo settore nel nostro paese, aspetti che non meritano
approcci
riduzionisti, tali
da non consentire l’investimento dei singoli e della
collettività per un
obiettivo che voglia
privilegiare un approccio per competenze durature,
compatibili con i
mutamenti in atto.
Per tutte queste
ragioni, il CNPI ritiene che la possibilità di avviare
l’operazione di
ridefinizione a
partire dal prossimo anno scolastico, debba essere
subordinata a scelte che
tengano conto delle
riflessioni sugli aspetti sopra evidenziati.
Osserva, altresì,
che andrebbe meglio valutato l’impatto di una scelta che di
fatto riduce
l’offerta formativa
destinata agli adulti per privilegiare la razionalizzazione
della spesa.
Riguardo
all’istituzione di un Centro per provincia avente le
caratteristiche di una
istituzione
scolastica autonoma, nel ribadire le riserve espresse in
precedenza, il CNPI
osserva che tale
attribuzione deve corrispondere a risorse finanziarie e
organici adeguati a
sostenere l’offerta
complessiva che dovrà, comunque, essere necessariamente
distribuita
sul territorio.
Per altro
l’attribuzione dell’autonomia solo in rapporto a scelte di
dimensionamento appare
riduttiva rispetto
alla portata di un impegno istituzionale a favore
dell’innalzamento
culturale del Paese.
Quella prevista
appare una organizzazione complessa, soprattutto laddove
l’estensione
del territorio
provinciale e/o la conformazione geografica del territorio
potrebbero costituire
di fatto impedimenti
per la frequenza delle proposte formative.
Se si ipotizza di
rinforzare Il concetto di rete, non si può non tenere conto
delle scelte che
le Regioni e gli
Enti locali dovranno compiere in materia di servizi, ben al
di là dei meri atti
di programmazione
dell’offerta territoriale.
Riguardo agli organi
collegiali, mancando una riforma dei medesimi, occorre
meglio
precisarne la
composizione e le specifiche competenze dei consigli di
classe e/o di livello.
Nei suesposti
rilievi, osservazioni, riflessioni e indicazioni
propositive, è il richiesto parere.
Il Segretario Il
Vice Presidente
Maria Rosario Cocca
Mario Guglietti
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